Il mondo del cincillà

ORIGINE E STORIA DEL CINCILLÀ

I cincillà (chinchilla) sono un Genere di mammiferi appartenenti all’ ordine dei Roditori (Rodentia), un gruppo di animali la cui caratteristica comune è rinvenibile nella particolare dentatura : caratteristici sono, infatti, i quattro incisivi, due siti sulla mascella e due sulla mandibola, sprovvisti di radice o dotati di radici poco profonde ed aperte. Gli incisivi dei roditori sono ricoperti di smalto solo sulla facciata rivolta verso l’esterno, mentre nella loro parte interna la dentina è direttamente esposta: pertanto, la consunzione del dente è differente sui due lati, il che provoca il suo affilamento con l’usura. L’animale si serve di questi denti per rosicchiare il cibo, ma alla bisogna essi possono essere utilizzati anche per difendersi mordendo gli aggressori o per scavare. Dentale
Il suo habitat naturale si trova nell’America del Sud in luoghi che potrebbero essere definiti tutt’altro che ospitali ed accoglienti: sono gli altopiani che si trovano nella Cordigliera delle Ande ad una altitudine che varia tra i 3000 e i 6000 metri e che attraversano i confini di Cile, Perù ,Bolivia e Argentina. Questi territori non offrono una vegetazione particolarmente rigogliosa ma prevalentemente composta da cactacee, alcune graminacee e molti cespugli. Le rocce che predominano questi paesaggi sono la casa d’origine di questi animali che ne rappresentano il perfetto adattamento animale sia nei comportamenti che nella dieta. Ogni roccia rappresenta per loro una tana ed è in questo ambiente che hanno sviluppato la loro agilità. Ed è proprio questo connubio animale-ambiente ad aver contribuito alla selezione e all’ evoluzione di due specie : il Chinchilla Brevicaudata (altrimenti detto “cincillà di montagna”) e il Chinchilla lanigera (anche detto “cincillà di pianura”).
La specie Brevicaudata è più grande della Lanigera, molto meno prolifero, orecchie molto piccole e con orientamento verticale, testa molto grossa e tonda, corpo compatto e coda corta (caratteristica da cui prende il nome la specie). La specie Lanigera è quella che commercialmente si è più diffusa ,perché più prolifera, con orecchie generalmente più grandi e con orientamento più orizzontale, testa più piccola, corpo un po’ meno compatto e di forma un po’ più allungata con coda più lunga.
Tra la specie Lanigera, la più diffusa a livello commerciale come abbiamo detto prima, distinguiamo tre “tipi” o sottospecie : il La Plata, il Real e il Costina. Questi tre tipi rappresentano a loro volta l’ adattamento morfologico e comportamentale di questi animali alla loro distribuzione sul territorio andino.
Il La Plata vive alle più alte altitudini fra tutti i Lanigera e questo fa si che abbia caratteristiche che lo accomunano ai Brevicaudata : orecchie piccole ,corpo compatto, pelo più lungo e folto.
Il Costina, invece, vive nelle zone più pianeggianti del Sud America ed è caratterizzato da un pelo meno folto, corpo più allungato, coda più lunga e orecchie più grandi per dissipare meglio il calore.
Il Real ha caratteristiche simili al La Plata ed è la sottospecie ad aver risentito di più della caccia da parte dell’uomo agli inizi del 1900: la loro sopravvivenza allo stato brado è relegata a pochissime riserve naturali del Sud America.
Oltre a queste differenze di ordine morfologico hanno sviluppato anche differenze comportamentali:

i cincillà La Plata La plata x mangime si dimostrano più amorevoli e pacati. In generale sono molto meno paurosi perché la scarsità di predatori nel loro ambiente non lo ha reso necessario;

 

 

 

 

i Costina ,invece, sono tendenzialmente più diffidenti Palermo1 e talvolta aggressivi e dispettosi: non esitano a schizzarti la pipì addosso se occorre. Questo perché nel loro habitat si trovano ad avere a che fare con molti più predatori.

 

 

IL CINCILLÀ E L’ UOMO

Da sempre la storia del cincillà si intreccia con quella dell’uomo. Il primo elemento di fascino, forse ancora ad oggi il principale, fu la pelliccia folta e morbidissima, mantenuta tale dai continui bagni che i cincillà facevano nei terreni aridi e sabbiosi del loro habitat.
Già gli stessi nativi prelevavano animali per farne pelliccia : lo testimoniano alcune rappresentazioni di riti religiosi in cui i sacerdoti Inca indossavano pellicce suntuose. I loro prelevamenti, però, non erano tali da portare i cincillà sull’orlo dell’estinzione.
Il Vecchio Mondo però era alle porte e ,oltre alle più note conseguenze, anche i cincillà ne subirono la prepotenza : cominciò un’esportazione vorticosa a partire dal diciottesimo secolo che si rivelò purtroppo assai redditizia. Questa escalation di esportazioni non potè far altro che condurre il cincillà al rischio dell’estinzione. I Paesi del Sud America si videro costretti a prendere provvedimenti a partire dal ventesimo secolo vietando le esportazioni delle pelli. Nacque così la necessita di ottenere animali e pellicce senza catturare animali ed esportarli dal loro paese d origine.
Questa fu la prima scintilla, l’inizio di una avventura: l’allevamento del cincillà.
Il primo avventuriero, se così possiamo chiamarlo in tal senso, fu Mathias F.Chapman, un ingegnere minerario americano che durante i suoi lavori in Cile si imbattè in questo splendido animale da cui rimase affascinato. Non senza difficoltà riuscì a radunare un gruppo di dodici esemplari ed ottenne il permesso di esportarli a San Diego in California cominciando così il primo tentativo di allevamento ed addomesticazione che fu costellato da numerose difficoltà, quasi tutte riconducibili ad un habitat totalmente diverso a cui gli animali dovevano adattarsi : i principali sforzi di Chapman furono infatti rivolti a riprodurre nel miglior modo possibile le condizioni di vita originaria dell’animale.
Da qui la storia si fece più veloce e notevoli furono i passi in avanti. Dopo una iniziale diffusione in America del Nord l’allevamento raggiunse l’Europa ,prima fra tutti la Gran Bretagna seguita a ruota dalla Germania. L’Europa tutta, nella seconda metà del ventesimo secolo, si vide piano piano coinvolta in questa nuova sfida.
Col tempo, fortunatamente, oltre che alle pelli si impararono ad apprezzarne la compagnia curiosa e tutte quelle tenere doti che oggi ci hanno condotto qua.

CARATTERISTICHE DEL CINCILLÀ

Il cincillà, come già detto in precedenza, è un roditore appartenente alla famiglia dei Chinchillidi che abita sugli altipiani andini del Sud America. Come ogni roditore che si rispetti possiede denti a crescita continua (questo vale sia per gli incisivi che per i molari) e ciò dovrebbe compensare la loro continua usura e utilizzo. Questo purtroppo non sempre succede ed è alla base di comuni patologie che andremo poi a vedere. La tavola dentaria del cincillà è cosi composta : 1 incisivo, 1 premolare e 1 molare per ogni emiarcata (per un totale complessivo di 20 denti). La giusta composizione in minerali dei denti fa sì che abbiano un colore giallo-arancione indice di buona salute e corretta gestione. Un colore bianco madreperlaceo, invece, è indice di carenze.
Il corpo del cincillà si presenta allo stesso tempo compatto e flessibile e questo gli permette di esprimere tutte le sue doti di abile saltatore e arrampicatore. La sua andatura è tipica : sfrutta gli arti posteriori per proiettarsi in avanti con un incedere saltellante. Le sue zampe posteriori sono particolarmente sviluppate a tal fine e presentano tre lunghe dita e un quarto dito piu corto. In stazione tende spesso ad assumere una posizione plantigrada sugli arti posteriori per poter sfruttare le capacità prensili delle zampe anteriori costituite da quattro dita della stessa lunghezza. Queste ultime sono molto spesso utilizzate dal cincillà per prendere il cibo o piccoli oggetti oppure talvolta per scalare le pareti della gabbia.
La lunghezza media del corpo varia dai 25 ai 30 cm a seconda del soggetto : anche il peso non è facilmente standardizzabile ma in linea di principio si può dire che si aggiri intorno ai 400-500 grammi con pesi massimi registrabili più facilmente nelle femmine (non mancano soggetti xxl che raggiungono il chilogrammo). In generale, però, il suo aspetto più che dalla conformazione fisica è caratterizzato dal suo essere “tutto pelo” ed è appunto la sua pelliccia a meritare un discorso più dettagliato a parte.
La pelliccia del cincillà (sua fortuna o sfortuna) rappresenta un caso unico nel regno animale per il suo aspetto e per la sua morbidezza. Questo è dovuto alla presenza di due tipi di peli :
“Il pelo di guardia”: abbastanza spesso e dalla struttura classica che fornisce sostegno strutturale.
“il pelo di borra”: diviso in sottilissime fibre (circa 50) appena al di fuori del follicolo pilifero .
Questa particolare struttura a “bouquet” permette al pelo di imprigionare un grande volume di aria isolando l’animale dai rigori del freddo. In poche parole i peli di borra rappresentano la parte essenziale del mantello mentre i peli di guardia sono il sostegno strutturale che danno il volume al mantello.
Un’altra caratteristica fondamentale è che ogni pelo è di tipo “aguti” ossia costituito da tre fasce cromatiche distinte: l’ Unterzone ( la parte più bassa di colore bluastra); la Banda (striscia bianca intermedia); la Punta ( apice nero del pelo). Quindi nel cincillà standard ogni pelo risulta essere blu alla base, poi bianco ed infine nero sulla punta. L’accostamento delle varie fasce cromatiche conferisce al mantello il suo particolare colore grigio-blu e risalta la fascia dorsale più scura dovuta alla disposizione delle punte nere. La pancia è invece di colore bianco scintillante.
Un bel manto per essere tale deve presentare le giuste caratteristiche di foltezza, finitura, colore e nitidezza che derivano da un appropriata selezione genetica oltre che da un attento management. Quest’ultimo consiste in una gestione ottimale dei bagnetti che sono necessari per mantenere regolare la secrezione sebacea alla base del pelo del cincillà. I bagnetti non devono tuttavia essere troppo frequenti ne tantomeno la vaschetta va lasciata a disposizione per troppo tempo perché facilmente il cincillà tenderà a sporcarla ottenendo l’effetto contrario sul pelo.
Diverse caratteristiche presentano i peli sulla coda che sono più lunghi, spessi e setosi. La coda risulta molto importante per il cincillà dal momento che rappresenta un importante appendice di equilibrio che utilizza durante i suoi salti e le sue arrampicate : è perciò in grado di muoverla liberamente tenendola arrotolata quando è in riposo in stazione oppure stendendola e roteandola quando è in bilico su qualche ripiano.
Non tutto il corpo del cincillà, però, è ricoperto di pelo : rimangono infatti le orecchie che sono il suo principale organo di termoregolazione. Può essere particolarmente utile mantenerle controllate sia per patologie intercorrenti (otiti e traumi) che possono essere viste a tempo debito sia per valutare lo stato generale dell’animale: non è inusuale infatti notare proprio la vasodilatazione a livello auricolare durante le giornate piu calde( soprattutto nei soggetti col gene beige) oppure un particolare stato di secchezza della cute al quale si può ovviare magari diradando i bagnetti.
Per ultimi ma non per importanza ci sono i peli tattili del muso (vibrisse) con il quale il cincillà interagisce non solo con tutto il mondo circostante ma anche con noi. Capirete facilmente la loro importanza porgendo al vostro cincillà un dito e vedendo come lui muove questi peli nel tentativo di identificarvi.
In mezzo a questa distesa di pelo risaltano i suoi occhi tondi e brillanti dal colore omogeneo ( rosso, nero, blu a seconda della mutazione).

COMPORTAMENTO

Il cincillà è un roditore erbivoro tendenzialmente crepuscolare, perciò i principali comportamenti che andremo a vedere sono spesso espressi dall’animale nelle ore notturne oppure in tarda serata. Questo, tuttavia, non esclude che una vita a stretto contatto della famiglia faccia adeguare i cincillà agli orari domestici : molto spesso capitano proprietari preoccupati perché il cincillà “fa rumore di notte nella gabbia”; questo sappiate che è normale perché il cincillà VIVE di notte.
Conoscerne il comportamento è fondamentale non solo per il benessere del cincillà ma anche per quello di noi proprietari: esso ,infatti, è alla base di un corretto primo approccio sul quale spesso si andrà poi a fondare l’intero nostro rapporto con l’animale. Durante i primi giorni ,soprattutto, non bisogna prenderlo con la forza ma bisogna limitarsi a introdurre con delicatezza la mano nella gabbia vicino all’entrata ed aspettare che sia il cincillà ad avvicinarsi spinto dalla sua nota curiosità. Una volta stabiliti i primi contatti può essere utile lasciarsi annusare e nel frattempo magari far trovare nella mano una qualche leccornia di premio. Evitare scrupolosamente movimenti bruschi per impedire che il cincillà si spaventi ed associ la nostra presenza ad un fatto traumatico; cercare piuttosto, in questi momenti di socialità di fargli conoscere la nostra voce parlandogli con un tono pacato.
Anche quando sarete più affiatati la manipolazione rimarrà uno dei punti cruciali del vostro rapporto. Fino ad ora abbiamo più volte elogiato le doti del cincilla come animale da compagnia ma questo non va confuso col fatto che sia un peluche : “animale da compagnia” non vuol dire che lo avete preso per far sì che LUI vi faccia compagnia ma vuol dire che la “compagnia” sarà il punto di incontro; non sarà solo lui a farvi compagnia ma anche voi a far compagnia a lui.
I cincillà in generale non amano essere costretti e un eccessiva costrizione può diventare anche pericolosa per la salute dell’animale : lo dimostra anche il fatto che una loro tattica di difesa naturale consiste nella perdita immediata del pelo per poter fuggire. Perciò vi accorgerete se la vostra contenzione è più o meno appropriata (oltre che dalla reazione dell’animale) anche dalla quantità di pelo che vi lascia sugli indumenti.
Vecchi allevatori di un tempo erano soliti ovviare a questo fatto contenendo l’animale per la coda arrivando addirittura a metterlo a testa in giù. Questo per fortuna non è necessario: il fatto che il vostro cincillà non ami essere costretto in braccio non vuol dire che non potete prenderlo in mano ma solo che dovrete rispettare la sua volontà. Fidatevi che se lascerete libero un cincillà per una passeggiata in casa sarà lui che ben presto vi verrà a cercare incuriosito da quello che state facendo. Quello è il segnale che è ben disposto ad approcciarsi a voi : a quel punto potete porgergli la mano e vedere come si comporta. Se vi salisse in braccio abbiate riguardo nel manipolarlo: appoggiatelo sulla mano o sul braccio sorreggendolo eventualmente da sotto la coda facendo attenzione a non storcerla e assecondate i suoi movimenti facendo attenzione a non farlo cadere. Lo stesso vale nel caso in cui scappasse dalla gabbia, non cercate di rincorrerlo e afferrarlo urlando ma piuttosto fate finta di nulla aspettando che sia lui ad avvicinarsi a voi senza spaventarlo.
Un’ altro aspetto fondamentale che spesso viene chiesto è: “posso lasciare il mio cincillà libero per casa?”. La risposta come sempre sta nel buon senso. Il cincillà è un roditore e come ogni roditore che si rispetti ama rosicchiare. Questo può diventare un problema non solo per noi ma per la sua salute. La stanza in cui si intende liberare il cincillà dovrà perciò essere a “prova di cinci”: non lasciate in giro nulla che non volete che rosicchi e nel caso lo facesse ricordatevi che la colpa non è sua ma vostra; sarà, quindi, inutile sgridarlo presi dall’ira perché lui non assocerà in maniera utile lo spavento che gli procurate (ricordiamoci che non è un cane) ne tantomeno eventuali pacche. Per insegnarli eventuali divieti possono essere adottati altri metodi più adatti: ad esempio può essere utile l’utilizzo di uno spruzzino ad acqua con il quale spruzzare LEGGERMENTE il cincillà quando fa qualcosa che non va associando al gesto una parola detta con tono di rimprovero come il classico “no” o ad un battito di mani; il cincillà assocerà il suo comportamento al rimprovero e dovrebbe smettere di farlo. Col tempo molto spesso si può anche eliminare lo spruzzo d’acqua limitandosi al rimprovero o al battito di mani.
Tuttavia ci sono alcune cose che non possiamo pretendere di insegnargli come ad esempio la capacità di tornare nella gabbia a fare le cacchette. Abituiamoci all’idea di dover raccogliere qualche cacchetta durante le sue passeggiate (peraltro totalmente inodore e secca) perché cosi sarà. Alcuni cincillà noterete che all’interno della gabbia hanno una zona di elezione per fare i propri bisogni ma questo non vuol dire che una volta liberati torneranno li a farli.
Una volta prese in considerazione queste cose dobbiamo assicurarci che la stanza dove libereremo il nostro cincillà sia priva di pericoli : penso ad esempio a sostanze tossiche ( vernici, medicinali, detersivi, veleni per topi), corrente elettrica (prese della luce, fili scoperti, ciabatte per prolunga, elettrodomestici), oggetti taglienti o contundenti (coltelli, vasi che possono cadere, soprammobili e chi più ne ha più ne metta) oppure ripiani alti. In quest’ultimo caso bisogna fare attenzione ad appoggiare l’animale su tavoli particolarmente alti o ripiani e poi dimenticarsi di lui pensando che non si butti perché in tal caso rimarremmo delusi dalle nostre aspettative e sia noi che il cincillà potremmo pagarne le conseguenze.
In pratica la risposta alla domanda iniziale non è univoca ne tantomeno semplice ma occorre rispettare una serie di norme dettate dal buonsenso ed assicurarsi di liberare l’animale solo se possiamo vegliare su di lui e mai se usciamo di casa.
Più difficile da affrontare è L’argomento “linguaggio”. Ebbene sì i nostri cincillà ci parlano e il nostro dialogo con loro sarà proporzionale alla nostra sensibilità. Come il cincillà imparerà a riconoscere la nostra voce e i nostri toni così col tempo faremo noi : riconosceremo il suono sordo e molto leggero di quando cerca il contatto, il suono dei piccoli che cercano la madre, …oppure ancora il rumore che emettono quando hanno paura, più stridente o simile a uno starnuto e spesso accompagnato da un atteggiamento difensivo o comunque di fuga…o ancora le piccole grida che emettono quando litigano fra loro. Diciamo che tutto questo imparerete ad apprezzarlo più col tempo e sarà bello per voi scoprirlo durante la meravigliosa avventura che è possedere un cincillà.

ALIMENTAZIONE

Più volte abbiamo ripetuto come il cincillà sia un roditore erbivoro stretto caratterizzato dall’ avere denti a crescita continua. La sua alimentazione è frutto del suo processo di evoluzione in un habitat particolarmente povero di vegetazione ( vedi origine e storia). Questo ha fatto si che il cincillà sviluppasse un tratto gastrointestinale particolarmente lungo che gli permettesse di ottenere più sostanze nutritive possibili da un alimento apparentemente scarso dal punto di vista nutritivo. Il piccolo e grosso intestino di un animale adulto misurano circa 3,5 mt. Il cieco è relativamente largo e arrotolato mentre il colon è molto bozzellato per far si di aumentare la superficie utile all’assorbimento delle sostanze. Il cieco di un cincillà è stato visto che contiene meno rispetto a quello che può contenere il cieco di un coniglio o di una cavia : per la precisione contiene il 23% della sostanza secca dell’intero grosso intestino mentre il coniglio e la cavia contengono rispettivamente il 57% e il 44%.
Sempre l’adattamento al loro ambiente ha fatto si che l’intestino venisse popolato da una moltitudine di microrganismi , come succede per la maggior parte degli erbivori: questi batteri possiedono degli enzimi che sono in grado di deteriorare sostanze vegetali che da solo L’intestino non riuscirebbe ad assorbire. E’ una simbiosi quella che si instaura tra il cincillà e i batteri: essi, infatti, lavorano per lui mentre vengono ospitati nel tubo digerente e ricevono cibo in abbondanza. Quando peraltro muoiono il sistema digerente del cincillà li deteriora per poter recuperarne le sostanze nutritive che hanno estratto e riassemblato a partire dalle sostanze vegetali. Perché questa flora sia più stabile possibile il cincillà mette in atto un comportamento comune a molti roditori erbivori: la coprofagia; il cincillà mangia le sue feci recuperando in parte i batteri che ha espulso. Nell’ alimentare il nostro cincillà ,perciò dobbiamo tener conto che stiamo dando da mangiare anche a loro e ricordarci la loro importanza.
Fino ad adesso abbiamo messo in evidenza tre esigenze fondamentali da rispettare per alimentare il nostro cincillà:
Permettergli di consumare i denti
Assicurare la motilità lungo un tratto gastrointestinale particolarmente lungo e articolato
Mantenere in buona salute la flora intestinale
La risposta a queste esigenze è solo una: FIENO
Il fieno sarà l’alimento principale del nostro animale in quanto considerato l’alimento in grado di apportare la maggior quantità di fibra nella sua dieta. E’ la fibra, infatti, a renderlo così insostituibile.
Esistono diverse tipologie di fieno che possiamo trovarci a comprare e ognuna va valutata in base a diversi criteri. Innanzitutto la COMPOSIZIONE : il miglior fieno è composto senza dubbio da prato polifita di montagna dove le diverse essenze assicurano un buon apporto di sostanze oltre che molto spesso una maggior palatabilità. Inoltre la zona di raccolta (sopra i 1000 metri) assicura l’assenza di utilizzo di eventuali pesticidi o l’accumulo di sostanze inquinanti tipiche delle zone industrializzate come polveri sottili e metalli pesanti.
Questo comunque non è l’unico fieno esistente in commercio: quello forse più comune è il timothy o fleolo. Il fleolo o Phleum pratense, secondo il nome botanico, è una graminacea a un elevato contenuto di fibra e a basso contenuto di proteine e di calcio. Questa sua composizione gli permette di essere somministrato senza limiti prevenendo l’obesità e mantenendo un apparato urinario sano. La sua fragranza ne incoraggia il consumo.
Altri tipi di fieno che possono essere rinvenuti in commercio e possono essere somministrati sono il fieno di avena e il fieno di erba mazzolina. Questi sono fieni che possono essere somministrati in quantità illimitate senza problemi ,sia da soli sia mescolati tra loro per agevolarne il consumo.
Sempre in commercio è possibile trovare anche il fieno di erba medica, fieno dalle ottime qualità ma da sfruttare nel modo giusto. In particolare è un fieno eccezionale per gli animali giovani. Ha un contenuto di proteine grezze, energia metabolizzabile ed un tenore in calcio più elevato rispetto a qualsiasi altro foraggio. L’erba medica offre tutto il calcio necessario alle ossa in crescita. L’erba medica è inoltre una fonte di importanti altri sali minerali, tra cui fosforo, potassio, magnesio, zolfo, ferro, zinco e selenio. Tuttavia non va somministrato a tutti gli animali (adulti), ma se usato con attenzione in determinate situazioni (su consiglio veterinario), può costituire un prezioso strumento nella gestione del regime alimentare. Grazie al sapore apprezzato questo fieno può essere usato come stimolante dell’appetito, quando l’animale è malato o è convalescente a seguito di un intervento chirurgico.
Dopo averne valutato la composizione va valutata la QUALITA’: per far questo però non basta guardare l’etichetta del prodotto ma bisogna aprirlo. Un buon fieno deve essere:
VERDE: il colore spesso è garanzia di un essiccamento avvenuto velocemente e alle giuste temperature che permettono al fieno di mantenere gran parte elle sostanze nutritive pur perdendo la maggior parte del contenuto in acqua.
PROFUMATO: dobbiamo imparare a riconoscere l’odore di un buon fieno perché gli stessi cincillà lo sanno riconoscere ed eviteremo di comprare fieno che i nostri animali non apprezzano. Eventuali odori poco graditi possono provenire da processi fermentativi derivati da un errato imballaggio e stoccaggio del fieno stesso.
PRIVO DI TERRA: diverse volte capita che spacchettando un fieno cadano pietre o terra. Questo indica una fienagione non corretta con una raccolta e uno sfalcio troppo vicino al suolo.
SECCO: la lunga durata del fieno è assicurata dal suo scarso contenuto in acqua (13% circa) perciò va controllato che i pacchi siano integri e non bagnati. Eventuali zone umide sarebbero un substrato perfetto per la crescita di muffe con il rischio di intossicazioni.
Tutte queste caratteristiche sono anche il principale motivo per cui si consiglia generalmente di evitare di autoprodursi il fieno. Quest’ultimo, infatti, è frutto di un complicato processo composto da varie fasi il cui corretto svolgersi assicura la qualità del prodotto finito: anche una sola fase mal seguita ( che sia lo sfalcio inappropriato o lo stoccaggio poco scrupoloso) alterano tutto il processo con conseguenze sulla salute dell’animale.
Una alternativa potrebbe essere quella di rivolgersi ad esperti del mondo equestre per acquistare fieno per cavalli da salto o galoppo che è di ottima qualità e che garantisce un prezzo migliore in rapporto alla quantità.
In generale il fieno dovrebbe coprire il 70% della dieta del cincillà.
Il secondo alimento in ordine di importanza è il pellet. Sulle miscele che si trovano in commercio potremmo perderci mesi ad analizzarle una ad una ma cercherò di focalizzarmi sugli elementi base per giudicarli. Innanzitutto indirizziamoci subito verso quelle miscele dedicate esclusivamente al cincillà perché già abbiamo visto come le sue esigenze siano particolari. In secondo luogo valutiamone l’aspetto macroscopico: cosa possiamo trovare al suo interno?
– PELLET: son cilindretti dal colore verde e dalle dimensioni varie che derivano da un processo di compressione di varie miscele farinose che vengono pressate.
– CROCCHETTE COLORATE: nelle indicazioni di etichetta vengono spesso spacciate come crocchette adatte a soddisfare particolari esigenze(come la limatura dei denti o favorire il transito intestinale) ma molto spesso sono solo pezzi di pane seccato e colorato per rendere più accattivante il mangime da un punto di vista commerciale.
– GRANI: spesso si trovano miscelati con il pellet semi di vari tipi ( es. girasole) o vari cereali. A questo proposito bisogna ricordarsi che il cincillà non è un animale granivoro ma strettamente erbivoro perciò è totalmente controindicato somministrare tali miscele che risultano eccessivamente ricche di grassi e zuccheri.
Una volta valutata la miscela dal punto di vista macroscopico andiamo a leggere l’etichetta ed in particolare le componenti: una formula adatta a coprire e soddisfare i fabbisogni di un cincillà sono il 16-20% di proteine, 2-5% di grassi, e 15-35% di fibra grezza.
Per quanto riguarda la somministrazione si prende come riferimento una dose giornaliera di 30 gr per ogni animale adulto. Sarete voi a decidere se somministrarli in un unico pasto o in due. Ricordatevi sempre che è un animale crepuscolare e che quindi consumerà il cibo principalmente nelle ore buie che possono essere la sera o la mattina presto . Eccedere nella dose giornaliera vuol dire agevolare problemi di obesità oltre che incentivare il cincillà a consumare sempre meno fieno e più mangime (sono animali molto golosi) causando tutti i problemi di ordine gastrointestinale che ne conseguono.
E’ bene evitare ogni sorta di leccornia commerciale come gli stick o altre praline che si trovano nei negozi. Abituatelo a essere premiato con qualche pezzo di frutta e verdura essiccata ( come ad esempio mele e carote) o con qualche petalo di rosa canina o un chicco di uva passa (non più di una volta a settimana). Alcuni proprietari sentono la necessità di somministrare anche frutta e verdura fresca. La questione è abbastanza controversa ma a prescindere dai pareri personali ( ricordo sempre la zona di origine del cincilla e la povertà di verdure a foglia) mi sento di consigliare alcune precauzioni nella somministrazione : innanzitutto non esagerare e limitarsi a una o due volte alla settimana; abituare l’animale gradatamente con quantità davvero minime per arginare eventuali danni; somministrare verdura non fredda e non bagnata. Se proprio si sente questa necessità consiglio di evitare la lattuga e volgere l’attenzione a verdure più bilanciate come le classiche erbe selvatiche da taglio( es. dente di leone) o al massimo un piccolo spicchio di mela.
Ultima regola fondamentale nella dieta è la gradualità estrema nel cambio dell’alimentazione qualunque essa sia: anche quando si va a correggere una dieta precedentemente sbagliata assicuratevi che il cambio non sia drastico. Cominciate mescolando in parti i due mangimi in percentuali diverse con un rapporto sempre più a favore del nuovo mangime .

SALUTE

Comincio questa sezione rendendone noti gli obiettivi : essa vuole essere un aiuto al proprietario per permettergli di valutare al meglio la salute del suo animale e non vuole per nulla sostituirsi alle azioni di un veterinario; quello che un proprietario può fare è tenere al meglio il proprio animale rendendo minimo il rischio di patologie derivanti da una cattiva gestione e osservarlo al meglio per rendere ogni altro intervento quanto più tempestivo.
Cosa guardare?
PELLICCIA: il pelo del cincillà deve essere folto, di un bel colore, e deve avere una buona finitura. In particolare bisogna fare attenzione a trovare eventuali aree prive di pelo (alopeciche) sia sul corpo che sulla coda . Le alopecie vanno successivamente analizzate da un veterinario che valuterà il da farsi. Guardate con cura ogni zona comprese le zone intorno ad occhi muso e orecchie. Una delle possibile diagnosi differenziale è la micosi per cui in caso di zone prive di pelo nel vostro cincillà maneggiatelo con cura perché può essere contagiosa anche per l’uomo. Oltre a zone totalmente prive di pelo si rinvengono zone in cui il pelo è presente solo in parte come se fosse stato rosicchiato: in questo caso è possibile uno dei cincillà nella gabbia presenti dei fenomeni di disfagia ( pica o “fur-chewing”). Spesso questo è dovuto a carenze di fibra nella dieta ed è possibile che il responsabile rosicchi non solo il proprio pelo ma anche quello dei compagni di gabbia.
FECI: lo stato delle deiezioni di un cincillà è il vero barometro della sua salute: esse sono di forma solitamente un po’ ovale, di colore bruno, piuttosto secche e inodori. La parte esterna delle feci deve risultare liscia e regolare mentre la consistenza interna perfettamente omogenea. Devono essere compatte ma non dure e piuttosto abbondanti soprattutto la sera. Ogni alterazione di queste caratteristiche può indicare un problema di ordine intestinale. Purtroppo le patologie di questo genere sono le patologie più frequenti nel cincillà e le cause sono le più disparate : infettive, regime alimentare, ostruzioni, stress, temperatura, parassitarie… Più che in ogni altro caso perciò risulta utile il parere di un veterinario. In particolare possiamo trovarci di fronte a due tipi principali di problemi : le diarree e le costipazioni. Nel primo caso noterete un aumento della frequenza e un peggioramento della consistenza delle feci che diventeranno molli e appiccicose e rimarranno attaccate agli accessori della gabbia. Nei casi peggiori le feci possono essere totalmente liquide. Utile in questi casi può anche essere valutare la zona ano-genitale che può apparire sporca e imbrattata. In questi casi, oltre a chiamare un veterinario, potete lasciare a disposizione dell ‘animale solo acqua e fieno. Nel caso della costipazione le feci saranno diminuite di numero, se non totalmente assenti, e molto più piccole di volume. In questi casi si può anche provare a palpare la pancia che spesso risulta gonfia e si possono far scorrere sotto le dita le palline di feci ferme. Molto spesso questa situazione risulta infausta per la prognosi dell’animale per cui più tempestivi sarete a contattare un veterinario e meglio sarà. Il quadro talvolta può essere complicato da un prolasso rettale che rende ancora più urgente un rapido intervento.
BOCCA: La valutazione della bocca talvolta risulta difficile. I cincillà non amano farsi manipolare e tantomeno si fanno aprire la bocca con facilità. Particolare attenzione dobbiamo riservare ai denti che sono oggetto frequente di patologie anche gravi perché compromettono la masticazione. Essendo a crescita continua una mancata usura provoca una eccessiva crescita: questa può interessare gli incisivi (situazione più facilmente visibile) ma anche i premolari e i molari (situazione più complicata da vedere per il proprietario). Inoltre può venire interessata non solo la parte esterna del dente ma anche la radice rendendo necessario un esame radiografico da parte di un veterinario esperto. Le cause di queste malocclusioni di vario tipo possono essere molteplici : dieta errata, microfratture, ereditarie….Cosa possiamo fare? Gli allevatori più esperti sono in grado di valutare lo stato della dentizione anche da una semplice palpazione della mandibola andando a scovare eventuali malformazioni alle radici dei denti. Tuttavia questo risulta quasi impossibile per un neofita: quello che lui può fare è controllare che la bocca sia sempre asciutta. In caso di malocclusione, infatti, i primi segni sono il muso e la bocca bagnati per una mancata deglutizione della saliva (il cincillà non deglutisce per dolore) e molto spesso notiamo bagnati anche i dorsi delle zampette perché lui tenta in tutti i modi di pulirsi con le zampe anteriori. La maggior parte delle volte questo può essere evitato con una alimentazione che favorisca l’usura dei denti (anche se questa non è la sola causa): a tal fine esistono in commercio legnetti che possono divertirsi a rosicchiare o addirittura delle pietre minerali di varie forme e dimensioni che oltre a costituire un accessorio nella gabbia possono essere rosicchiati dai cincillà. Se si decidesse di “autoprodursi” i legnetti occorre porre attenzione al tipo di legno che non sia velenoso ne tantomeno resinoso o trattato con vernici.
ZAMPE: controllate bene sia le zampe anteriori che quelle posteriori. I cincillà sono agili saltatori ma qualche volta può capitare che si feriscano in qualche accessorio mal posizionato fratturandosi le zampe. Le zampe posteriori ,inoltre, sono soggette a infiammazioni (pododermatiti) dovute il più delle volte ad un fondo inadatto e duro o a ripiani in griglia. Potete notare gonfiore alle zampe, dolorabilità al tatto, colore arrossato della pelle o addirittura ulcere cutanee e materiale purulento.
RESPIRO: qualche volta i cincillà possono soffrire di riniti. Queste possono sembrare apparentemente innocue ma in realtà possono portare a molti problemi come ad esempio ad un meteorismo intestinale che impedisce all’animale di mangiare con un rapido deperimento delle sue condizioni generali. Possibili sono anche le polmoniti. A voi ,quindi, il compito di valutare il respiro dell’animale che non sia affannoso o accelerato e che non starnutisca troppo.
OCCHIO: tra le comuni patologie del cincillà troviamo le congiuntiviti. Vi accorgerete che l’animale tende a tenere un occhio socchiuso e intorno sembra bagnato. Qualche volta si forma anche del materiale infiammatorio sull’angolo interno dell’occhio. Anche in questo caso le cause sono numerose: corpi estranei, problemi ai denti, lesioni corneali….Un accorgimento che potete avere è sottrarre la sabbietta per evitare che si infiammi ulteriormente (sempre in attesa del parere veterinario).
ADDOME: in questa sede dobbiamo distinguere tra maschi e femmine. Le femmine possono soffrire di mastiti soprattutto durante il periodo dell’allattamento. Noterete capezzoli aumentati di volume, caldi e dolenti. E’ importante accorgersene sia per la mamma che avrà evidente dolore sia perché molto spesso le mammelle possono smettere di produrre latte con ovvio risentimento dei cuccioli. Nel maschio invece dobbiamo assicurarci che si pulisca a dovere il pene. E’ facile sorprendere il maschio in operazioni di pulizia di tal genere però non sempre lo fanno come si deve e non estroflettono a dovere il pene dal prepuzio facendo si che si accumuli del pelo che col tempo si organizza a formare un anello intorno al pene (fur ring). Questo anello può costringere il pene fino a mandarlo in necrosi e ostacolare la minzione del cincillà.
Oltre a tutti questi accorgimenti valutate sempre anche lo stato del sensorio dell’animale: controllate che risponda agli stimoli, che non appaia depresso quando in realtà non dovrebbe esserlo o qualsiasi atteggiamento diverso che vi possa far pensare abbia dolore.
Consiglio vivamente di tenerlo pesato perché è un rapido ed obiettivo parametro per valutarne lo stato di salute e sarà un utile parametro anche in caso di visita dal veterinario. Sarà sufficiente pesarlo una volta alla settimana annotando i vari pesi.

RIPRODUZIONE

Parliamo finalmente del lieto evento. Questo è un aspetto che diversi proprietari si troveranno ad affrontare e due sono le possibilità : che esso sia atteso e desiderato oppure che sia improvviso ed inatteso. Per quale motivo dovrebbe essere inatteso?
Molte volte i proprietari ,spinti dalla giusta convinzione che il cincillà è un animale sociale e che vive meglio in compagnia, decidono di prenderne due. Questo, però, non vuol dire che essi desiderino avere cucciolate (scelta più che rispettabile e legittima) quindi optano per prendere due cincillà dello stesso sesso che siano essi maschi o femmine: per far questo si affidano all’esperienza del venditore (o alla sua onestà) ma non sempre vengono ripagati con la giusta moneta. Io, quindi, partirei con affrontare l’argomento della distinzione dei sessi.
Il miglior metodo per la distinzione dei sessi è la valutazione della distanza ano-vaginale anche perché la femmina possiede una grande papilla urinaria che può essere confusa con il pene del maschio. La distanza anogenitale è maggiore nei maschi rispetto alle femmine : nei maschi il pene si trova ad una distanza di approssimativamente 1-1,5 cm dall’ano mentre nella femmina la papilla urinaria e la vulva si trovano immediatamente sotto l’ano. La stessa differenza è rinvenibile alla nascita: la papilla urinaria è adiacente all’ano nella femmina mentre il pene nel maschio è separato dall’ano da una sottile (2-4mm) striscia di cute. Nel maschio adulto il sesso può anche essere confermato dall’estroflessione del pene. I maschi non hanno un vero e proprio scroto ma i testicoli sono contenuti nel canale inguinale o nell’addome. Possiedono ,però, due sacche mobili ai lati dell’ano nelle quali possono venire accolti i testicoli.
Ora che sappiamo come distinguere il sesso dei nostri animali possiamo fare scelte più consapevoli e premeditate. In realtà ogni opzione di convivenza è una via percorribile basta adottare alcuni accorgimenti.
CONVIVENZA DI ANIMALI ADULTI: Se decidiamo di far convivere due cincillà nella stessa gabbia ,che siano essi dello stesso sesso o di sesso opposto, ci troveremo ad aver a che fare con la loro territorialità. Esistono due evenienze: 1) abbiamo un cincillà adulto e decidiamo di prendergli una compagnia 2) acquistiamo da subito due cincillà adulti che non si conoscono. Nel primo caso poco importa il sesso dei due cincillà perché comunque l’accostamento dovrà essere molto graduale se non vogliamo trovarci a dover curare ferite anche molto gravi. Il nuovo arrivato dovrà inizialmente essere alloggiato in una gabbia separata anche se nella stessa stanza. Lasciamogli qualche giorno per abituarsi in primis al nuovo ambiente. Dopodichè la meticolosa operazione consiste nell’avvicinamento progressivo delle due gabbie a distanze sempre più ravvicinate. I cincillà cominceranno a vedersi e ad abituarsi alla presenza l’uno dell’altro. Un’ altra operazione utile è quella di scambiare accessori della gabbia come ad esempio giochi o il contenitore del bagnetto o addirittura lo stesso fondo della gabbia per far si che si abituino agli odori. Passo successivo sarà quello di lasciar libero un cincillà alla volta nella stanza così che sia lui ad avvicinarsi se ha voglia di far conoscenza. Questo andrà fatto un po’ di volte finchè non vediamo che il rapporto tra i due si fa più saldo. Una volta che ci siamo assicurati che hanno intenzione di fare conoscenza in maniera pacifica possiamo liberarli insieme nella stessa stanza mantenendoli sempre sotto controllo. Ricordiamoci sempre che l’ospite è quello che trai due parte svantaggiato perché si trova in un territorio altrui. Controlliamo di essere presenti ai loro incontri e di separarli subito in caso di litigi perché molto spesso quando il primo incontro si risolve con una zuffa violenta il rapporto può rimanere incrinato a vita. Può aiutare l’accortezza di porre magari il bagnetto in mezzo alla stanza: esso sarà un buon elemento di distrazione. Questa operazione sarà da fare fino a che non vediamo che i due cincillà vanno d’accordo. A questo punto possiamo passare ad accostare le due gabbie e vedere come procede: da lì a poco noterete che i due cincillà si cercheranno sempre di più e finiranno per dormire vicini anche se separati dalle sbarre. A questo punto è l’ora di farli incontrare in un ambiente chiuso ma che sia neutro per entrambi (una terza gabbia) in maniera che non facciano valere il possesso del territorio. Andranno comunque tenuti controllati per un po’ ma a questo punto oramai dovrebbe andare tutto per il verso giusto. Come avrete capito la parola d’ordine è pazienza!!!
CONVIVENZA TRA CUCCIOLI : in questo caso la situazione sarà molto più semplice. Da cuccioli l’istinto territoriale ancora non è sviluppato e il fatto che crescano insieme non può che rafforzare il loro rapporto.
CONVIVENZA TRA CINCILLA’ DI DIVERSA ETÀ : in questo caso ci troviamo in una situazione intermedia. E’ più facile che un cincillà adulto accetti un cucciolo rispetto ad un altro adulto perché nonostante l’atteggiamento territoriale non percepisce il cucciolo come una potenziale minaccia. Bisogna comunque fare molta attenzione nel caso in cui la coppia sia di sesso opposto. Nel caso il cucciolo sia femmina bisogna assicurarsi che abbia più di nove mesi per evitare gravidanze premature che possono portare a morte l’animale. Nel caso il cucciolo sia maschio assicurarsi che non infastidisca anzitempo la femmina (i maschi sono precoci) perché potrebbe non gradire subito e alterarsi.
Ora che siamo riusciti a mettere due cincillà nella stessa gabbia e sappiamo il loro sesso possiamo pensare a riprodurli.
Il cincillà è un animale poliestrale stagionale e tendenzialmente fa due cucciolate all’anno tra maggio e novembre. La pubertà (intesa come età in cui sono in grado di concepire) avviene a circa 8 mesi o più nel maschio e a nove mesi nella femmina (con un range però molto ampio che va dai due ai 14 mesi). Il ciclo estrale dura 28 giorni e se durante l’estro postpartum non avviene il concepimento avremo l’estro successivo dopo 40 giorni. Durante l’estro possiamo notare l’apertura della vagina tra l’ano e la papilla uretrale. E’ possibile anche notare del muco che fuoriesce. L’apertura della vagina dura diversi giorni anche se il periodo in cui la femmina è realmente feconda dura molto meno. Con discrezione potrete osservare gli accoppiamenti del cincillà. Solitamente avvengono nei periodi di maggior attività (la sera). L’atto è breve ma si ripete numerose volte. Dopo l’accoppiamento capita di ritrovare un tappo vaginale che ha la forma di un cilindro ed è lungo più o meno 2cm. Esso è espulso dalla femmina in seguito all’accoppiamento ed è costituito dallo sperma in eccedenza avvolto da un involucro secreto dalla femmina durante il suo ciclo. Possiamo quindi considerarlo una prova dell’avvenuto accoppiamento e può essere utile per calcolare la data del parto. Il fatto che sia avvenuto l’accoppiamento però non vuol dire che la cincillà sia gravida.
Esistono vari modi per stabilire se la gravidanza ha avuto inizio . I più esperti riescono a palpare l’addome del cincillà e a riconoscere i feti a 6-8 settimane dal concepimento ( alcuni ancora prima delle sei settimane) ma è una pratica che richiede tanta esperienza perché comporta un forte rischio di aborto. Per i meno esperti la pratica più semplice e più utilizzata consiste nella pesata: si pesa la femmina regolarmente e se constatiamo un aumento di peso di circa 20 grammi nel giro di un mese, abbiamo un primo indizio, che potrà essere confermato da un ulteriore aumento il mese successivo. Un ‘altra indicazione può esserci data dal cambiamento della conformazione ei capezzoli: essi diventano più lunghi e di colore rosa acceso.
La gestazione nel cincillà dura 111 giorni con uno scarto possibile di due o tre giorni.
Durante la gestazione così come durante le prime fasi di vita dei cuccioli può essere utile somministrare un buon fieno di medica. Il maschio non da nessun tipo di problema e non dobbiamo adottare nessun accorgimento a meno che non desideriamo evitare un’ altra cucciolata. In tal caso sarà necessario separare il maschio. Pochi giorni prima del parto la femmina potrebbe adottare spesso una postura coricata ma è un comportamento più che naturale.
Per il giorno del parto non dobbiamo prender particolari precauzioni ad esclusione di mettere magari un po’ di fieno sul fondo e assicurarsi che la temperatura non sia sotto i 15 gradi. E’ anche necessario togliere il bagno di sabbia. Solitamente partorisce nelle prime ore del mattino. Le contrazioni son ben visibili e i piccoli vengono espulsi rapidamente nel giro di pochi minuti. Tra un cucciolo e l’altro di solito non passa più di un quarto d’ora. Nel caso in cui passasse più di un’ ora vuol dire che qualcosa non sta andando come dovrebbe. Allo stesso modo bisogna preoccuparsi se il parto si protrae per molto tempo magari fino al pomeriggio. La fine del parto è segnata dall’espulsione della placenta che viene mangiata subito dalla madre: è un comportamento naturale quindi lasciateglielo fare.
Solitamente le cucciolate sono composte da un numero di cuccioli che va da 1 a 3 (eccezionali sono le cucciolate da 6-7 piccoli). I cuccioli alla nascita pesano 30-60 gr: hanno occhi aperti, hanno già i denti e sono ricoperti di pelo. I piccoli andranno quasi subito sotto la pancia della mamma ad asciugarsi e nascondersi oltre che a mangiare: con la suzione stimolano la produzione di latte della mamma. Il maschio non darà fastidio durante il parto ,anzi, è più facile che aiuti nell’accudire la prole. Unico possibile problema è che approfitti dell’estro postpartum per riaccoppiarsi. Non sempre ,però, la femmina è d’accordo quindi è possibile che ne derivi un po’ di baruffa: in questo caso risultano utili delle tane dove i cuccioli possano nascondersi per non essere schiacciati durante il litigio.
E’ importante pesare i cuccioli ogni giorno soprattutto durante la prima settimana per controllare che il peso aumenti di continuo. L’allattamento è un periodo da tenere sotto controllo. Ricordiamoci, soprattutto nella prima settimana, di non fornire il bagnetto per evitare le irritazioni causate dai piccoli sui capezzoli della mamma. Spesso i piccoli cincillà si rivelano molto agguerriti durante le poppate e finiscono per litigare in maniera violenta. Possiamo accorgerci di questo perché notiamo delle “caccoline” nere sul naso dei piccoli che non sono altro che sangue coagulato delle ferite che si sono inflitti. Purtroppo spesse volte sono anche i capezzoli della mamma a risentire di questi litigi. La maggior parte delle volte questi litigi finiscono con la morte di un piccolo, soprattutto nelle cucciolate numerose. Sarà nostro compito ,quindi, fare da “arbitro” durante le poppate : prelevate dalla gabbia un cincillà alla volta o solamente il cincillà più litigioso e assicuratevi che tutti facciano le loro poppate. Un altro modo potrebbe essere quello di integrare il latte materno con il latte artificiale. Tenete sempre a portata del latte di capra. Per le poppate potete usare dei contagocce, dei biberon oppure delle siringhe da insulina senza ago. Il latte va diluito con acqua a temperatura ambiente : inizialmente 2/3 di acqua e 1/3 di latte mentre più tardi ½ e 1/2 . La frequenza delle poppate dovrà essere in base a quante volte riesce a fare il pasto dalla madre. Nel caso in cui il cucciolo sia stato completamente abbandonato o la madre sia morta allora andrà allattato ogni 3 o 4 ore sia di giorno che di notte con 3-4 ml di latte (tenere pesato l’animale vi aiuterà a regolarvi). Considerate anche che se è stato abbandonato dalla madre va tenuto al caldo. I cuccioli di cincillà cominciano presto a nutrirsi di cibo solido: a partire dal quinto o sesto giorno iniziano a masticare fieno mentre dalla seconda settimana cominciano a prendere in mano il pellet. Da subito sono molto avventurieri quindi sarà facile trovarli poche ore dopo il parto nel ripiano più alto della gabbia : fate attenzione che non corrano il rischio di cadere.
Lo svezzamento completo può avvenire con tranquillità al 60esimo giorno di vita ad un peso di circa 250 gr.

ALLOGGIO E IGIENE

Il cincillà è molto sensibile all’ambiente che lo circonda. Per prima cosa dovrete scegliere la stanza dove alloggiarlo. Ogni qualvolta vi sorga qualche dubbio riguardo l’alloggio o altro vi consiglio di ricordarvi sempre da dove proviene il cincillà. Considerato il loro ambiente di origine, i cincillà resistono molto meglio al freddo : questo a patto che siano stati abituati gradatamente e che dispongano di un riparo all’interno della gabbia dove ripararsi nelle giornate più fredde. Il caldo, invece, è uno dei loro peggiori nemici: temperature al di sopra dei 26-28 gradi mettono il cincillà in pericolo di vita. Ad influire sulla temperatura sarà anche l’umidità: un alto tasso di umidità renderà difficilmente sopportabili anche temperature più basse. Se, quindi, siete in appartamento il vostro cincillà andrebbe sistemato in un locale temperato e luminoso in cui la temperatura vari il meno possibile (anche se il cincillà in natura è abituato ad un elevata escursione termica diurna). E’ molto importante evitare di esporre l’animale al sole diretto durante l’estate o anche solo in veranda o dietro una vetrata. Se abitate in zone particolarmente calde d’estate assicuratevi che il vostro ambiente sia climatizzato. Altre soluzioni più immediate (magari per ovviare alla classica settimana di caldo torrido) sono quelle di mettere all’interno della gabbia dei mattoncini di marmo o anche delle piastrelle. Queste andranno precedentemente messe in freezer o in frigo e successivamente avvolte in un panno leggero per proteggere il cincillà dal contatto diretto con il freddo dentro la gabbia. Vedrete che nelle giornate più calde apprezzerà sdraiarsici di fianco o sopra per mantenere bassa la temperatura corporea. E’ importante anche accorgersi subito di un eventuale colpo di calore : noterete il vostro cincillà sdraiato su di un lato con il respiro accelerato. In questo caso non esitate a portarlo dal veterinario cercando di raffreddarlo durante il tragitto.
Nella scelta dell’ambiente valutate anche le correnti d’aria (che andrebbero evitate il più possibile) e l’umidità: sulle Ande l’umidità varia dal 30 al 40% perciò il cincillà mal sopporta posti umidi come cantine e locali sotterranei.
Limitate al massimo i rumori ed evitate di metterlo nella stanza dove di solito magari c’è più baccano. La convivenza con altri animali domestici rimane una questione molto soggettiva: di certo posso assicurare che non è impossibile ma allo stesso tempo alcuni cani o gatti possono rendere la vita del cincillà un inferno. Se ,quindi, avete un gatto che sapete essere un “cacciatore” abituale evitate che il cincillà stia nella sua stessa stanza : se anche le sbarre lo proteggono dagli agguati, niente lo proteggerà dallo stress e dai continui spaventi. E’, invece, da evitare assolutamente la convivenza nella stessa gabbia con altri roditori di diversa specie.
Parliamo ora della gabbia. Questa dovrà rispettare il più possibile la natura nel nostro cincillà: non vanno quindi bene gabbie sviluppate in larghezza perché il cincillà non riuscirebbe ad esprimere le sue doti di agile arrampicatore e saltatore. Prediligete gabbie sviluppate in altezza. Per quanto riguarda le dimensioni non esiste un limite massimo mentre esiste un minimo indispensabile: una gabbia, per essere adeguata, dovrebbe essere di almeno 80-100cm h *50cm l* 50cm p. Una gabbia di queste dimensioni può andar bene per un cincillà o per una coppia mentre andrà adattata se avete una famigliola più allargata. In commercio esistono moltissime gabbie che rispondono a queste caratteristiche. La maggior parte sono gabbie in griglia con il fondo in plastica. Quello che vi posso consigliare è di pensare alla praticità della pulizia : i materiali devono essere quanto più possibile igienizzabili e il fondo sarebbe meglio fosse estraibile per rendere più facile la pulizia e più difficile che il cincillà scappi. Non tutte le gabbie hanno il fondo in plastica, alcune lo hanno in lamiera o altri metalli : anche questi vanno più che bene basta far attenzione all’uso di vernici tossiche. Fate anche attenzione alle dimensioni della rete di griglia con cui son fatte le gabbie: diverse volte può capitare che il cincillà salti da un ripiano all’altro e si dia lo slancio sulla parete della gabbia rimanendo incastrato e ferendosi. Controllate dunque che questo non succeda.
All’interno della gabbia dovranno poi essere posizionati dei ripiani per far si che possano salire in alto. È bene che siano collegati da scivoli in modo tale che non ci sia il rischio di cadute (soprattutto per le cincillà gravide). Il materiale dei ripiani può essere costituito da legno, lamiera, plastica o griglia. Ogni materiale ha i suoi pregi e i suoi difetti : il legno è forse il materiale più confortevole ma difficilmente igienizzabile; la griglia è forse la più scomoda per il cincillà ma è facilmente igienizzabile così come anche la lamiera e la plastica. Se optate per i ripiani in legno fate attenzione al tipo di legno, che non sia tossico o resinoso e sappiate che i cincillà non tarderanno a rosicchiarlo quindi nel giro di un po’ di tempo dovrete cambiarlo. Se decidete di farveli in casa ricordate di piallare il legno per evitare schegge che possono ferire i cincillà.
Sul fondo va utilizzato un materiale che assorba liquidi e odori e mantenga la lettiera pulita. Tra i fondi più adatti e gettonati ci sono : trucioli di legno, pellet, tutolo di mais. Tutti questi sono buoni materiali per il fondo; sta a voi decidere quello con cui vi trovate meglio e anche trovare il giusto compromesso qualità/prezzo. Da evitare la segatura (troppo fine e causa di riniti) e il fieno : se usate fieno non avrete un buon potere assorbente e rischiate che il cincillà confonda la “zona lettiera” con la “zona cibo”. Se proprio volete sfruttare il fieno per il suo potere isolante limitatelo alla tana dove il cinci andrà a dormire.
All’interno della gabbia potrete sbizzarrirvi con gli accessori basta che teniate da conto che saranno rosicchiati e che non devono essere pericolosi. Le cose che non devono mai mancare sono : mangiatoia, biberino, portafieno, bagnetto di sabbia, tana.
La mangiatoia deve essere tenuta il più pulita possibile e bisogna evitare che ci finiscano feci o pipì. Il biberino deve essere proporzionato al numero di animali e deve essere pulito ogni giorno e riempito di acqua fresca sempre a disposizione. Il portafieno è indispensabile: fate in modo che stia isolato dal fondo in maniera tale che stia fresco e asciutto per più tempo possibile.
Cos’è il bagno di sabbia? E’ una tanto simpatica quanto utile abitudine che hanno i cincillà di rotolarsi in un contenitore pieno di sabbia. Questa sabbia è una sabbia particolare che si può trovare nei negozi, caratterizzata dall’avere una granulometria finissima. Ha un peso specifico ideale per penetrare ogni singolo granello fino alla base del pelo, in modo da assorbire ogni forma di sebo e sporco e spazzarlo via. La forma granulometrica è tale che ogni granello non presenta parti appuntite ma risulta perfettamente arrotondato. Questa sabbia andrà disposta in un contenitore con i bordi alti per permettere al cincillà di rotolarci dentro. Per lui sarà un’ attività particolarmente rilassante e apprezzerà molto. Tuttavia non va lasciata fissa nella gabbia perché tenderà a sporcarsi facilmente sporcando anche l’animale. Potete far fare il bagnetto una volta al giorno per circa 20 minuti o anche più e dopo setacciarla subito per far si che non rimanga sporca troppo a lungo.
La pulizia della gabbia è un operazione che va svolta settimanalmente almeno. Potete adottare anche una tecnica valida : sfruttando la tendenza abitudinaria del cincillà potete mettere un contenitore a parte nella zona che utilizza per i bisogni e potrete cosi cambiare la lettiere in quel contenitore quotidianamente (oltre alla pulizia settimanale totale ovviamente).

Testo a cura di Emanuele Moggia

Latest posts by Emanuele Moggia (see all)